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	<title>Ideecongusto &#187; natale | Ideecongusto</title>
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		<title>Storia del Natale, storia di appetiti</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2015 21:26:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lucrezia Balducci]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333; font-size: 12pt;">Il <strong>Natale</strong> che è da poco trascorso con i tradizionali &#8220;<em>eating contest</em>&#8221; familiari, per me è stato occasione per riflettere su una cosa che a prima vista può sembrare banale, eppure non lo è per niente: la distinzione fra <strong>appetito</strong> e <strong>fame</strong> è un concetto assolutamente moderno. Nasce nell&#8217;<strong>800</strong> nelle case dei benestanti, dove il fatto di mangiare non è più una questione di ostentazione, di gusto, di status sociale o di fame. Mi spiego meglio. Fino all&#8217;età moderna, la storia dell&#8217;appetito, anche a Natale, vedeva due protagonisti, i <strong>ricchi</strong> e, ovviamente, i <strong>poveri</strong>. Nel passato, la capacità di soddisfare un appetito vorace, di divorare una <strong>tavola imbandita</strong> con cibi grassi era il primo segnale di salute, di floridezza, e quindi uno status sociale. C&#8217;è stato un tempo in cui definire qualcuno &#8220;grasso&#8221; era fargli un complimento! </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333; font-size: 12pt;">Il <strong>Medioevo</strong> è dominato da una tipologia di &#8220;<strong>ricco</strong>&#8221; che equivaleva a &#8220;potente&#8221;, a &#8220;forte e valoroso in guerra&#8221;, la cui capacità di ingurgitare montagne di cibo era quindi un attributo naturale, e una &#8220;virtù&#8221; necessaria a sostenerlo nelle imprese: nel <strong>Rinascimento</strong>, le corti italiane introducono invece una figura di ricco che è anche &#8220;signore&#8221; che non è più o soltanto un grande mangiatore, ma soprattutto un orchestratore di banchetti che dimostrino la sua ricchezza, certamente, ma anche la sua cultura, la sua raffinatezza. Nascono le buone maniere a tavole e il galateo. </span><br />
<a href="http://www.ideecongusto.it/wp-content/uploads/2015/12/babbo-natale-nei-dipinti-famosi-caravaggio.jpg"><img class="  wp-image-2714 alignright" src="http://www.ideecongusto.it/wp-content/uploads/2015/12/babbo-natale-nei-dipinti-famosi-caravaggio-200x200.jpg" alt="babbo-natale-nei-dipinti-famosi-caravaggio" width="313" height="301" /></a><span style="color: #333333; font-size: 12pt;">E dall&#8217;altra parte della società? I <strong>poveri</strong> sono il rovescio triste di questa storia: la fissazione per il &#8220;grasso&#8221; per la pancia nutrita e rotonda, nasce proprio per esorcizzare quella per la fame, la paura che il cibo manchi e non ce ne sia a sufficienza per tutti. I ricchi di cui sopra sono solo una ristrettissima parte della società: agli altri non resta che immaginarsi la favola del paese di Cuccagna, dove il cibo è inesauribile e liberamente accessibile a tutti. Il <strong>mito di mangiare a più non posso</strong> ogni tanto diventava realtà, come a <strong>Natale</strong>, unico periodo dell&#8217;anno in cui il cibo si è sempre ostentato e quasi sperperato, nel passato a ragione però, come risarcimento delle privazioni della vita di tutti i giorni e per propiziarsi una vita migliore nel nuovo anno. Ma tutto questo significava anche un’altra cosa: per secoli una vasta fetta della società ha desiderato mangiare fino a farsi male per l’indigestione per allontanare il più possibile il desiderio frustrante di mangiare. A <strong>Napoli</strong> nel <strong>Settecento</strong>, ci racconta Goethe nel suo Viaggio, un ufficiale della polizia, con un trombettiere, passava per le strade elencando la quantità di cibo consumato e il numero di buoi, maiali, agnelli macellati… E tutti a vantarsi col vicino per vedere chi ha partecipato di più a rimpolpare questo elenco! </span><br />
<span style="color: #333333; font-size: 12pt;">E oggi? Quanto arriviamo affamati a Natale? Io personalmente moltissimo, perché sono preda, come tanti, della nostra era in cui, in questa parte di mondo, non esiste la fame vera. Però forse abbiamo rimosso anche l’<strong>appetito</strong>, in nome di un imperativo costante che è quello della forma fisica ideale e che in realtà ha negato al corpo un’esistenza in grado di esprimersi. A partire dal secondo Dopoguerra abbiamo perso le coordinate alimentari secolari, travolti dalla dietetica americana, mediterranea, macrobiotica, dissociata, etc., dal boom dei <strong>consumi</strong> e da una cultura che è sempre più visiva, virtuale: ci siamo riempiti di regole alimentari che hanno tolto spontaneità all&#8217;approccio col cibo, che è sempre più difficile.</span><br />
<span style="color: #333333; font-size: 12pt;">Siamo nelle condizioni però di diventare più saggi a partire da oggi, e noi di <strong>Idee con Gusto</strong> crediamo che poter definire con più <strong>consapevolezza</strong> il ruolo del cibo nelle nostre vite sia un’opportunità importante per tutti!</span><br />
<span style="color: #333333; font-size: 12pt;">Buon Natale…e buon appetito!</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; color: #333333;">A cura di Nadia Barone, archeologa</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-size: 12pt; color: #333333;"><a style="color: #333333;" href="http://www.edwheeler.com/#a=0&amp;at=0&amp;mi=2&amp;pt=1&amp;pi=10000&amp;s=0&amp;p=5" target="_blank">L&#8217;immagine utilizzata è dell&#8217;artista Ed Wheeler</a></span></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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